Plin plin power customizzato
La tv italiana non la vedo da un po', per ovvie ragioni tecniche (confesso però che un paio di volte in momenti di disperazione mi sono consolata con gli archivi RaiClick delle puntate di Porta a Porta su Cogne), ma la radio la sento quasi ogni giorno. Almeno, al mattino, VivaRadio2 e poi Radio24. In genere alla pubblicità non ci faccio caso ma ce ne sono due che passano sempre e solo oggi nel dormivegliia mattutino mi hanno aperto nuovi mondi.
Una è quella che fa così: "Inghilterra anni '60: ti sei perso il flower power! America anni '70: non hai vissuto il black power! Milano 2007: goditi almeno l'executive power!!". Che sarà mai l'executive power? Un nuovo movimento di velleitaria o violenta ribellione contro la classe dominante? No, è l'executive power dei nuovi MBA di un qualche istituto privato che a quanto pare ti aprono porte di successo e gloria. Insomma un altro modo di cacciare soldi ai genitori di giovani neolaureati speranzosi e gonzi che poi andranno a infoltire le fila dei mileuristas o degli emigranti. Il tutto c'entra moltissimo con i figli dei fiori -- che poi forse erano nati prima in America ma vabbé -- e le pantere nere. È la forza del power, ragazzi. Fantastico.
La seconda è quella dell'acqua che depura e ti fa fare plin plin. Sì, quella in tv l'avevo già vista, impossibile evitarla. Povero Del Piero, mi stavi anche simpatico. Ma la Chiabotto per radio rende molto di più. Si sente solo la sua voce stridula che tesse le lodi del piscio quotidiano, censurato in quell'orrido 'plin plin' quasi urlato, come chiodi che grattano una lavagna. Che poi qualcuno mi deve spiegare quale acqua non fa pisciare, e quale legge generosa consente alle aziende produttrici di acqua in bottiglia di fare affermazioni altisonanti su eccezionali proprietà 'depurative', quando si tratta semplicemente di ingerire liquidi che poi vengono utilizzati dai reni per eliminare le scorie, un processo non solo normale ma indispensabile alla sopravvivenza, e che funziona anche se uno beve solo coca cola, per dire. Vorrei anche sapere quanto responsabile sia un messaggio che attribuisce all'acqua proprietà magiche con il sottinteso depurativo=dimagrante (va da sé che è un'associazione mentale automatica nel pubblico target della campagna), e più si beve meglio è. Se poi d'estate con l'afa magari dopo aver bevuto litri e litri di acqua 'depurante' ti prende un coccolone, basta bere ancora più acqua e fare più plin plin, e sarai a posto, no?
Non ho niente in principio contro la pubblicità, si tratta solo di avere qualche standard, forse.
Altro capitolo dolente, il linguaggio del marketing e gli effetti nefasti degli orridi inglesismi introdotti surrettiziamente nella lingua italiana e adottati senza il minimo spirito critico, anche da chi "should know better than that", tanto per rimanere in tema.
Nelle vacanze di Pasqua, di ritorno per pochi giorni in Italia, durante un momento di svago televisivo pomeridiano capito su MTV dove il giovine conduttore mostra orgoglioso le sue scarpe da tennis di marca comune addobbate di decorazioni varie e spiega che sono 'customizzate' da un ragazzo milanese che offre questo servizio a chiunque voglia un tocco di originalità sui piedi. Il 'customizzato' te lo passo su MTV. In una traduzione di marketing, no.
Sto facendo or ora revisione di alcuni testi tradotti dall'inglese, peraltro anche tradotti bene, ma non posso perdonare quel calco pigro da 'customized', e non mi importa quanto ormai sia entrato nell'uso. Fa schifo e non ha motivo di esistere perché 'personalizzato' va benissimo, è la stessa idea precisa precisa, non ha senso scartarlo solo perché ormai il 'customizzato' impera. "Always on" te lo lascio anche, mi fa schifo pure quello, ma il contesto è quello di internet, i destinatari dei testi (pubblicitari loro stessi) ormai questo linguaggio lo conoscono e lo usano in abbondanza, e in effetti non c'è una frase precisa che renda esattamente la stessa idea in italiano, quindi, va bene, pazienza. Non transigo invece su "seamless" e "workflow". Non mi interessano i nazionalismi linguistici alla francese, se una parola o una frase inglese ormai è comoda e diffusa e ci sta, ci sta. Ma non esageriamo con le customizzazioni linguistiche, per favore.
Una è quella che fa così: "Inghilterra anni '60: ti sei perso il flower power! America anni '70: non hai vissuto il black power! Milano 2007: goditi almeno l'executive power!!". Che sarà mai l'executive power? Un nuovo movimento di velleitaria o violenta ribellione contro la classe dominante? No, è l'executive power dei nuovi MBA di un qualche istituto privato che a quanto pare ti aprono porte di successo e gloria. Insomma un altro modo di cacciare soldi ai genitori di giovani neolaureati speranzosi e gonzi che poi andranno a infoltire le fila dei mileuristas o degli emigranti. Il tutto c'entra moltissimo con i figli dei fiori -- che poi forse erano nati prima in America ma vabbé -- e le pantere nere. È la forza del power, ragazzi. Fantastico.
La seconda è quella dell'acqua che depura e ti fa fare plin plin. Sì, quella in tv l'avevo già vista, impossibile evitarla. Povero Del Piero, mi stavi anche simpatico. Ma la Chiabotto per radio rende molto di più. Si sente solo la sua voce stridula che tesse le lodi del piscio quotidiano, censurato in quell'orrido 'plin plin' quasi urlato, come chiodi che grattano una lavagna. Che poi qualcuno mi deve spiegare quale acqua non fa pisciare, e quale legge generosa consente alle aziende produttrici di acqua in bottiglia di fare affermazioni altisonanti su eccezionali proprietà 'depurative', quando si tratta semplicemente di ingerire liquidi che poi vengono utilizzati dai reni per eliminare le scorie, un processo non solo normale ma indispensabile alla sopravvivenza, e che funziona anche se uno beve solo coca cola, per dire. Vorrei anche sapere quanto responsabile sia un messaggio che attribuisce all'acqua proprietà magiche con il sottinteso depurativo=dimagrante (va da sé che è un'associazione mentale automatica nel pubblico target della campagna), e più si beve meglio è. Se poi d'estate con l'afa magari dopo aver bevuto litri e litri di acqua 'depurante' ti prende un coccolone, basta bere ancora più acqua e fare più plin plin, e sarai a posto, no?
Non ho niente in principio contro la pubblicità, si tratta solo di avere qualche standard, forse.
Altro capitolo dolente, il linguaggio del marketing e gli effetti nefasti degli orridi inglesismi introdotti surrettiziamente nella lingua italiana e adottati senza il minimo spirito critico, anche da chi "should know better than that", tanto per rimanere in tema.
Nelle vacanze di Pasqua, di ritorno per pochi giorni in Italia, durante un momento di svago televisivo pomeridiano capito su MTV dove il giovine conduttore mostra orgoglioso le sue scarpe da tennis di marca comune addobbate di decorazioni varie e spiega che sono 'customizzate' da un ragazzo milanese che offre questo servizio a chiunque voglia un tocco di originalità sui piedi. Il 'customizzato' te lo passo su MTV. In una traduzione di marketing, no.
Sto facendo or ora revisione di alcuni testi tradotti dall'inglese, peraltro anche tradotti bene, ma non posso perdonare quel calco pigro da 'customized', e non mi importa quanto ormai sia entrato nell'uso. Fa schifo e non ha motivo di esistere perché 'personalizzato' va benissimo, è la stessa idea precisa precisa, non ha senso scartarlo solo perché ormai il 'customizzato' impera. "Always on" te lo lascio anche, mi fa schifo pure quello, ma il contesto è quello di internet, i destinatari dei testi (pubblicitari loro stessi) ormai questo linguaggio lo conoscono e lo usano in abbondanza, e in effetti non c'è una frase precisa che renda esattamente la stessa idea in italiano, quindi, va bene, pazienza. Non transigo invece su "seamless" e "workflow". Non mi interessano i nazionalismi linguistici alla francese, se una parola o una frase inglese ormai è comoda e diffusa e ci sta, ci sta. Ma non esageriamo con le customizzazioni linguistiche, per favore.
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